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Un sorso di birra con…la nutrizionista

Birra e primavera tra diete e falsi miti duri a morire. Ne abbiamo parlato con Elisabetta Bernardi, nutrizionista, Biologa con Specializzazione in Scienza dell’alimentazione

 Un identikit della birra?

La birra è tipicamente costituita da acqua, cereali, luppolo e lievito. L’orzo è il cereale più usato. Il luppolo, con il suo gusto amaricato, bilancia la dolcezza del malto e agisce anche come conservante. Il lievito fermenta la birra in alcol. Alcune birre sono realizzate con altri cereali: grano, mais, o riso. La gradazione alcolica varia a seconda del tipo di birra, ma la maggior parte varia dal 4% al 6% di alcol. Senza contare che da diversi anni sono disponibili anche versioni meno alcoliche e perfino birre analcoliche.

 

La birra è adatta alle donne italiane e, più in generale a uno stile di vita equilibrato?

Il consumo moderato di birra negli adulti può essere compatibile con uno stile di vita sano. Se si beve con moderazione, la birra (come il vino) può anche avere alcuni benefici per la salute. Può infatti aumentare la quantità di colesterolo buono, ma bisogna limitare il consumo a non più di un bicchiere al giorno per le donne, due bicchieri al giorno per gli uomini. Il consumo moderato di alcol è stato associato a un minor rischio di malattie cardiovascolari in molti studi epidemiologici in tutto il mondo. Studi di intervento hanno identificato che i principali processi attraverso i quali questi benefici si attuano sono oltre al colesterolo buono, sono la coagulazione del sangue e il metabolismo del glucosio.

Recenti ricerche suggeriscono anche una minore incidenza di artrite reumatoide nelle donne che hanno un consumo moderato di birra. La birra contiene alti livelli di silicio. La ricerca ha scoperto che una moderata assunzione di birra potrebbe avere altri due effetti sulla salute delle ossa: il consumo moderato di etanolo inibirebbe la perdita ossea, e il silicio aumenterebbe la formazione ossea.

Il luppolo e i cereali della birra contribuiscono alla nostra assunzione di carboidrati, vitamine del gruppo B e potassio. Ma ciò non significa che ci si debba “nutrire” di birra, perché bere troppa birra, o qualsiasi altro tipo di bevanda alcolica, è dannoso. L’eccesso di alcol spazza via qualsiasi beneficio per la salute derivante da un consumo prudente e responsabile.

 

Sfatiamo alcuni stereotipi: sarà vero che la birra non è parte della dieta Mediterranea?

La dieta mediterranea è un patrimonio culturale e rappresenta il modello alimentare più sano riconosciuto in tutto il mondo. Olio d’oliva, cereali, frutta ortaggi svolgono un ruolo importante in questa dieta insieme ai legumi latticini e pesce, ma anche il consumo moderato di bevande fermentate come vino e birra. Quindi sia vino che birra! Tra l’altro birra nasce in Mesopotamia e si è sviluppata nel bacino mediterraneo assai prima del vino… circa 7mila anni fa. E i popoli mediterranei ne facevano largo uso.

 

Sarà vero che la birra fa venire la pancia?

Quando vediamo un uomo con la pancia pensiamo al fatto che abbia esagerato con la birra… Tuttavia, non c’è alcuna prova scientifica per sostenere che il consumo moderato di birra produca grasso addominale. I fattori di rischio sono altri: l’età, il fumo, l’inattività fisica, il sonno insufficiente, elevato apporto di grassi. Troppe calorie di qualsiasi tipo fanno venire la pancia! Ricordiamo però che con le “calorie liquide” è facile esagerare, non danno sazietà. Allora, che cosa si fa quando si vuole godere di una birra, ma si vuole evitare di assumere troppe calorie?  Sceglierne una piccola e leggera. Per esempio, un bicchiere da 0,20 l di birra chiara, cioè la tipologia e il formato preferiti dalle donne italiane, apporta appena 68 calorie.

 

E sul detto popolare “la birra fa latte”?

In passato si raccomandava alle mamme che allattavano di bere la birra, perché si credeva potesse aumentare la produzione del latte. Oggi si sa che la birra non soltanto non aumenta la produzione di latte, ma che il periodo della gravidanza e dell’allattamento rientra in quelle specifiche circostanze e fasi della vita in cui la scelta più sicura è astenersi dal bere alcolici. Anche alla luce del fatto che la scienza non ha ancora saputo individuare il livello di consumo al di sotto del quale si può bere senza rischi.

 

La birra ingrassa?

Se contiamo le calorie nel bicchiere, la birra non ingrassa. Una “chiara” piccola da 0,20 l corrisponde a un valore calorico modesto, circa 68kcal. Meno di quelle contenute in un’analoga quantità di succo di frutta o in un calice di vino, bianco o rosso, da 0,125 l. Va detto che, in senso assoluto, non esistono alimenti ingrassanti o dimagranti. E la birra non fa eccezione, perché è necessario tenere conto delle quantità generalmente consumate. Ma da questo punto di vista le italiane hanno un approccio al consumo molto “maturo”: sono, in Europa, quelle che consumano meno birra in assoluto (14 litri pro capite) e quasi sempre associandola al cibo. Il 70% dei consumi sono a pasto, a casa o fuori, il 13% come aperitivo, spesso rinforzato da cibo, e solo il 17% come dopo cena con gli amici. Anche le quantità sono decisamente ridotte: il 43% sceglie la piccola da 0,20 l (o anche meno), il 38% indica la bottiglietta da 0,33 l e solo il 19% la media (0,40 l). La ricetta giusta per non ingrassare resta comunque quella di seguire una dieta equilibrata, che può prevedere un consumo moderato e prudente di alcol, accompagnandola con un costante esercizio fisico quotidiano. Un bicchiere di birra a pasto ci può stare benissimo perché ha, tra l’altro, meno calorie rispetto a quelle di succhi di frutta o della maggior parte delle bibite zuccherate che vengono abitualmente inserite nelle abitudini alimentari quotidiane.

 

Arriva la bella stagione e cresce il desiderio di arrivare in forma all’estate: quali sono i tuoi consigli?

Consumare tanta frutta e ortaggi di stagione: insalate e verdure cotte, pomodori, ricchi di antiossidanti e vitamina c (licopene) e verdure giallo arancio che arriveranno tra poco. Misurare la quantità di grassi, preferendo l’olio extra vergine di oliva, ma al massimo 2 cucchiai a pasto. Non bisogna però essere troppo severi con se stessi: le diete che privano troppo sono difficili da seguire. Per questo il mio approccio è tagliare le calorie mantenendo però nei limiti del possibile le abitudini alimentari.

 

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