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Ecco perché piace alle donne,
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4 chiacchiere e 1 birra

4 curiosità che non sai sulla birra

90 anni di birra e pubblicità

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novantanni di pubblicità

Un bicchiere di birra ha così poche calorie che… lascia il peso che trova. Meditate, gente, meditate!”. Erano gli anni Ottanta e così diceva Renzo Arbore ad una modella, in una storica campagna di AssoBirra ambientata sulla passerella di una sfilata per raccontare alle donne le virtù di una bevanda allora poco amata dal gentil sesso. Più di 30 anni dopo, l’Italia è il Paese con il più alto numero di consumatrici di birra in Europa (6 su 10), pur mantenendo il minor consumo procapite (solo 14 litri) e un approccio a questa bevanda nel segno della moderazione e del consumo a pasto (Doxa-AssoBirra). Non a caso AssoBirra “festeggia” questa passione dedicando alle donne “Birra, io t’adoro”: una campagna di comunicazione collettiva che arriva 30 anni dopo l’iconica “Birra, e sai cosa bevi” e mette al centro del messaggio le donne e il loro rapporto con la birra. Ma l’incontro tra birra e pubblicità ha quasi 90 anni…

 C’era una volta… –  “Birra, io t’adoro” è, infatti, solo l’ultimo passaggio di un percorso, il rapporto degli italiani con la birra, passato attraverso l’evoluzione degli stili di vita che ha raccontato la birra agli italiani attraversando il cambiamento delle mode, dei modelli di consumo, degli stili di vita del Paese. Dalle prime affissioni a Carosello, passando per la televisione fino ai social network – e lasciandoci in eredità vere e proprie “perle” di comunicazione e storiche coppie pubblicitarie del jet-set italiano e internazionale, come Fred Buscaglione e Anita Ekberg, Mina, Tognazzi fino a Renzo Arbore. E la birra? è sempre fatta con gli ingredienti naturali che ci piacciono tanto. Fra costume e curiosità, ecco come sono cambiate la pubblicità e la comunicazione a tema birra.

Anni ’20: Chi beve birra campa 100 anni – Ogni campagna è stata riflesso dei suoi tempi. È datata 1929 la prima campagna collettiva della birra con il fortunatissimo – e inossidabile “Chi beve birra campa cent’anni”. L’headline recitava, testualmente: “Bevetela durante i pasti. Facilmente digeribile, contenente sostanze toniche e nutrienti, la birra è indicata durante i pasti, anche per le donne, vecchi e bambini. Assicura sonni tranquilli e umore lieto”. Certo, oggi sarebbe impensabile promuovere il consumo di alcol dei bambini… Ma le cose del passato vanno viste con gli occhi del passato e all’epoca quel messaggio fu ritenuta un’idea pubblicitaria geniale. Oggi i produttori hanno preso radicalmente le distanze da questo tipo di messaggi e sono molto sensibili alle tematiche del consumo moderato, consapevole e responsabile, promuovendo campagne finalizzate al solo consumo da parte di adulti e facendo informazione sui rischi correlati all’alcol (per approfondimenti sul consumo responsabile beviresponsabile.it e seaspettiunbambino.it)

 Anni 50: Camion bar? Alle origini del food truck – Una delle prime iniziative è la campagna pubblicitaria collettiva del 1958 che, per divulgare la birra utilizza tutti gli strumenti pubblicitari: radio, cinema, affissione e, per la prima volta, anche la televisione. Ma forse, più che la televisione poté il mitico “camion bar”, che arrivava strombazzando nei paesi e parcheggiava nelle piazze principali, offrendo a tutti un calice di birra in assaggio gratuito. Dopo la bevuta gratis, qualcuno spiegava di cosa si trattava, a cosa serviva, come era fatta. A volte veniva proiettato un breve filmato dall’evocativo titolo “Il fiume d’oro” e allora lo stupore per questi piccoli e volanti cinema all’aperto era ancora più grande. Passato il camion, dopo qualche giorno i bar venivano riforniti di birra. Insomma, parafrasando un famoso proverbio, se il consumatore non va alla birra, è la birra ad avvicinarsi al consumatore.

Anni 60: Birra e sai cosa bevi –  Dopo il grande balzo degli anni Sessanta e dei primi anni Settanta, scoppia, inaspettata, la congiuntura, che coinvolge anche il settore birrario. Ma come sempre, anche in piena crisi, la birra continua a parlare e a far parlare di sé. Risale all’inverno 1976 una collettiva dall’evocativa headline “Le seti nascoste dell’inverno”, per promuovere la destagionalizzazione del prodotto, antico retaggio dell’“industria del cento giorni” e nodo per la competitività dell’industria nazionale. I produttori di birra dovevano chiarire, una volta per tutte che la bevanda d’orzo non aveva nessun tipo di colorante. E sulle virtù della birra invitava a “meditare” il carismatico Renzo Arbore sussurrando il suo celebre “Birra… e sai cosa bevi” dando vita a un tormentone citato ancora oggi.

 

E la storia continua…ed è tutta al femminile!